L’AMATO PERICOLOSO – Lettera n.2

ROMANZO EPISTOLARE

Sergio caro, mio unico bene,

quel che ieri ho implorato dal Signore, subito dopo aver chiuso alle tue spalle la porta che faceva crollare in un attimo tutti i sogni più cari custoditi, alimentati per intere giornate, era questo: “Fa, Signore, che io non lo ami così tanto, tu che ci proibisci ogni gioia di vederci, metti un limite a questo affetto perché il dolore che mi procura, non ha confini. Ho quest’uomo nel sangue, nella mente, nel cuore, ed in tutti i miei pensieri da quando i miei occhi si schiudono al mattino nella speranza di vederlo fin quando alla sera, stanchi e sgomenti, dopo aver invano cercato e chiamato affannosamente”.

Sergio caro, ascolta queste parole che io ti dico con il cuore in mano e con il pianto nella gola giacché, solo in questo momento, ormai trova refrigerio il mio animo afflitto per la tua lontananza: non credevo di amarti così tanto ma solo che con il mio carattere deciso, in questo modo, sarei stata capace un giorno di amare l’uomo della mia vita.

Se solo tu credi che questo mio affetto può farti felice e colmare il vuoto del tuo animo volto finora all’indifferenza, accettalo con i suoi sacrifici e le sue estreme rinunce, ma non torturarmi di continuo ripetendomi che hai altre donne che ti cercano e a cui tu piaci e che per me rifiuti.

Non posso vivere nel saperti di continuo in queste situazioni e nel timore di poterti dividere con loro senza che io lo sappia.

Non mi hai forse tu proibito di sfiorare con il solo sguardo persone che tu credi possano trovare interesse nella mia persona ed allora perché non vuoi che eguali pretese le esiga io?

Se pari è l’affetto che ci lega, non dobbiamo avere gli stessi diritti l’uno per l’altro? Non addolorarmi allora con l’idea di queste donne che alimentano di continuo il fuoco della mia gelosia! Non mi consuma già abbastanza forse il sapere che in ogni momento che vuoi soddisfare le tue brame hai la persona a cui rivolgerti di dovere?

Ed io che vivo nel tuo respiro e che per la paura sola di perderti ho capito fino a che punto dovevo sacrificarmi e che per questo ho fatto del mio animo l’albero del peccato. Io non posso avere alcun diritto, nulla mi è permesso, né vederti, né parlarti ma solo consumarmi nel dolore quando ti vedo stanco e addolorato, e non posso osare chiederti cos’hai e confortarti se hai bisogno.

È forse un vivere questo?

Eppure, tesoro, l’ho accettato felice di dividerlo con te, solo con te, perché non ci sarà per me altro uomo che non sia Sergio.

Son due giorni ancora che prendo calmanti per le frequenti pulsazioni che mi dicono che sono agitata e mi procurano uno strano nervosismo e solo con essi riesco a calmare. Preferisco così e non seguire i tuoi consigli mentre te ne faccio rimprovero per avermeli dati.

Amore, per me non esiste necessità se non da dividere con la persona amata.

Questa nostra diversità nel pensare mi pone il dubbio che tu non mi ami con eguale forza.

È vero che per te, gradino per gradino, ho salito la scala dell’indifferenza con la persona che ho accanto e, credi pure, che da questa non si potrà mai risalire ma solo sprofondare in un baratro senza fondo.

E questo forse sarà la fine, il salto che faccio con la mia mano stretta nella tua.

Per me, amore, non esiste amplesso se non nella fusione più intima dello spirito e della materia e solo da questa comunione di affetto si può avere un solo animo e due cuori.

Non desidero quindi la persona che tu vuoi ed i giorni, che passano nella comune indifferenza, non sono così tanti che spesso diventano un mese e non ricordo date.

Amore mio, cosa mi resterebbe se un giorno mi mancassi tu?

Non lasciarmi mai, tesoro, e sia per me certezza il sostegno di queste giornate di terribile attesa.

So che il presente ci nega ogni grazia ma l’avvenire ci prospetta una casa ridente di affetto e di sole, cerchiamo di essere coraggiosi, amore, evitando qualunque cosa che possa comprometterci in modo pericoloso.

Alle volte sono impulsiva, come ieri ad esempio, e ti sono grata per la prudenza che tu hai usato in cambio di tanta leggerezza da parte mia.

Alle volte non riesco proprio a controllarmi sempre per colpa di questa maledetta gelosia che mi morde il cuore se non ti vedo e non so dove passi le serate.

Come hai potuto vedermi allegra ieri sera?

Sono contenta di esserti apparsa così e di riuscire qualche volta a salvare le apparenza mentre il cuore mi spasima terribilmente.

Cosa posso dirti per Latina, Amore?

Cosa consigliarti? Non so neanche io come potrò trovare pretesto per muovermi.

Spesso resto le ore a pensare il modo migliore per poterci vedere, stare insieme, solamente pochi minuti ma mi esaurisco senza trovare una risoluzione possibile e rendendomi sempre più ragione che siamo legati come prigionieri.

Quante volte non sarei tentata di prendere la strada del tuo studio, quante volte m’è parso impossibile poterne fare a meno, anche di vederti un solo momento.

Eppure riesco a vincermi e aspetto sempre.

Ada

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