L’AMATO PERICOLOSO – Lettera n.6

ROMANZO EPISTOLARE

Mio caro,

non so se le tue parole potevano recarmi più dolore e farmi soffrire più di quanto soffro, ma puoi essere veramente soddisfatto per il buon esito ricevuto e per l’affetto che le tue parole hanno suscitato nel mio cuore.

Ti piace pungermi continuamente mentre sai che ti sono lontana e che non posso ritrattare i tuoi discorsi, ma ti dico che ora, anche per lettera, non ho più la forza per reagire perché queste ferite che mi procuri non si rimargineranno più facilmente ed il mio è uno strazio senza limiti.

Ti amo, Sergio, più di quanto hai potuto credere nei pochi momenti che il Buon Dio ci ha dato e la possibilità di consumarli insieme. Ora non lo credi più. Ora con una profonda disperazione vedo che anche tu hai perduto la stima come tutti, ed io sono avvilita perché non riesco a trovare parole che mi discolpino ai tuoi occhi; ne frasi ardenti per dirti quanto grande sia l’affetto che mi lega a te.

Questo affetto che io ho accettato e ricambiato senza limiti ne risente.

Dimmi tu cosa vuoi che io faccia per dirti ancora quanto ti amo.

Forse morire sarebbe la cosa più adatta per por fine a tante contrarietà che le persone si divertono a procurarci; ma poiché di questi dolori non si muore, morirò per la viltà.

Basta solo che tu me lo dica, basta solo che tu mi chieda questa prova a cui io saprò rispondere con la stessa fierezza delle altre: solo così forse il mio cuore troverà pace e finirebbero tanti insulti e cattiverie.

Credimi sono sfinita ancora di più dopo ciò che ho appreso riguardo alle telefonate. Pensare che stanno prodigandosi per fornire il numero del telefono!

Dimmi, amore se si può essere più contrastanti di così?

Dimmi se posso tentare ancora qualcosa di intentato che mi permetta di vederti o di sentirti?

Sento di morire dal dolore perché tu sei il mio solo conforto ed il mio sostegno.

Mi manchi per tutti i dubbi così crudeli, mentre io non vorrei perderti per una persona che io disprezzo quanto te e che io odio e vorrei annientare con la tua stessa forza per tanto male ricevuto.

Sono stata con te di una sincerità senza limiti e ciò che volevo dirti per telefono non è ciò che tu hai voluto intendere.

Nessuno sguardo è partito dai miei occhi con intenzione ponderate ma uno sguardo generale come si può rivolgere in un ambiente allorché aprendosi le luci ci si rende idea di chi ci circonda.

Ma se ciò detto dalle mie labbra è stato male espresso, perdonami.

I miei occhi non vedono che te ed il mio cuore soffre allorché i minuti controllati sull’orologio diventano ore se non vedo l’ombra dietro le mie spalle, delineare la tua figura.

Altre volte divento tanto nervosa da non resistere sulla sedia, ed altre volte quando tu mi sei accanto, il cuore batte così forte che debbo quasi proteggerlo con la mano.

Non so tesoro, con quali parole esprimermi ed invidio in tal cosa la tua penna veramente, che sa scorrere così veloce sulla carta e così prodiga di parole espressive e convincenti.

Ora non ci sarà più cinema, non più passeggiate. Sarò a casa e solo qui potrai trovarmi se il desiderio di vedermi guiderà i tuoi passi; tutto è ormai contro di noi. Per quanto tempo? Non so.

Può essere per giorni, per mesi, per anni… Non voglio farti domande che potrebbero recarmi ancora dolore, sappi però che per me non esistono limiti di tempo.

Il non vederti, il non poterti parlare non influisce sul mio affetto perché è il solo affetto di tutta la vita che solo ora, dopo tanti anni di attesa e rinunce, ho potuto trovare.

Quest’affetto sarà il mio rifugio, il mio conforto, il mio dolore, la mia gioia e nutrirò una sola grande speranza: quella di poteri forse stare accanto; ma quando? Forse domani. Perdonami, amore, per tutto ciò che soffri ed hai sofferto per me, il mio cuore è sempre accanto al tuo e, da ora in avanti, per entrambi.

Vorrei chiederti un grande favore e me lo devi fare anche se ti rincrescerà moltissimo dovermi accontentare.

Te lo chiedo anch’io con dolore, ma ti prego distruggi le lettere, sia le tue che le mie.

Siamo troppo contrariati e tutto potrebbe esserci fatale e quando si è in dubbio non esistono nascondigli sicuri.

Ti prego quindi e non tardare ad accontentarmi.

Sii prudente con la domestica, ti manderò io la persona che stamane è già venuta due volte.

Non so più cosa dirti perché ho il tempo limitato.

Perdonami per tutto ed abbi tutte le mie care espressioni di affetto con la certezza assoluta che tutto ciò che tu hai scritto oggi è stato frutto di un grande errore.

Tua Ada

L’AMATO PERICOLOSO – Lettera n.5

ROMANZO EPISTOLARE

Sergio caro,

non posso farti mancare le mie affettuosità, le mie pene ed il mio costante pensiero in questi giorni che per un motivo o l’altro non riesco a godere di quella tranquillità in cui tanto inutilmente mi adopero di portarti.

Ancora una volta, ieri, mi sono rimproverata per averti procurato un dispiacere; ma vedi amore, ciò che riguarda me devi apprenderlo dalle mie stesse labbra quando è possibile, ma non con risentimento o per darmene colpa, ma per consigliarmi e prodigarci insieme per risolvere ciò che ci sta tanto a cuore.

Vedo in te un carattere deciso, è vero, e ti comprendo perché in te ritrovo me stessa e mi rispecchio in tutte le forme di esternare il buono e il cattivo: ma cosa vuoi fare Sergio?

Vorrei distruggere tutto in un eccesso di rabbia.

Cerca di ragionare con calma e di comprendere che il nostro modo di comportarci è difficilissimo e merita tutta la nostra attenzione.

Fa pure con la persona che credi possa offendere il mio nome ciò che credi necessario di fare, ma abbi tanta prudenza e fa che dalle tue parole impulsive non trapassi nulla di compromettente per noi.

Mi affido al tuo buonsenso e spero mi darai ragione di quanto ti ho detto.

Ed ora, amore, che dirti per ciò che riguarda il tuo stato d’animo in questi giorni così eccitato?

Anch’io vivo i tuoi stessi momenti, le stesse pene e me ne addoloro non meno di te, ma che fare?

Non voglio avvilirmi perché son sicura che in questo contagerei anche te, ma dimmi: così si può ancora tentare?

Farò ciò che tu dici e che reputi prudente: vuoi che venga da te quando tu lo credi per qualche momento?

Saperti così agitato per me è una pena enorme e ti giuro, Sergio mio, che se non mi legasse a te questo vincolo indistruttibile per non vederti soffrire direi: Sergio, se tu lo credi necessario torna alle tue abitudini, vedo che non resisti più, è una tortura vederti così.

Credevi che rinunciare fosse cosa da poco? Ed invece vedi quanti sacrifici?

Vedi quant’è dura questa attesa continua?

Quante giornate vissute in un solo desiderio ci portava alla sera sfiniti e depressi con la sola vaga speranza nella giornata che segue?

Ma vale forse la pena di vivere così?

Torna alle tue ragioni che, sebbene respinte, tornano di continuo a tentarti. Vedi quanto è tutto facile con loro ed allora perché soffrire così!

Sergio mio!, è atroce ciò che dico con le parole, scusami in questo delirio dello spirito.

So che udirai tanto dalla mia voce perché se non ci sarai più tu per me ci sarà solo pianto e disperazione per ciò che è passato come il vento e per ciò che mi hai, per affetto infinito, donato.

Sarà sempre così per noi, eppure il Signore Misericordioso avrà pietà delle nostre anime e ci concederà in questa vita qualche ora di felicità!

Sii prudente Sergio, ti prego!

Vedo ormai che sono diventata più brava di te nel sapermi contenere, perché spesso riesco ad intuire alcunché di timoroso nei tuoi riguardi, ed allora son qui a pregarti (vedi, Sergio, son sempre nuovi sacrifici!) di fare in modo che nulla sopraggiunga a distruggere questa amicizia unica, ancora di salvezza per noi.

Perdonami, amore, vorrei sempre vederti, sempre parlarti e spesso, sebbene mi propongo di non uscire, per i soliti motivi che tu sai; eppure ad una certa ora non resisto più ed il mio desiderio di vederti e cercare , dovunque tu sia, è più forte di me, e basta solo che io ti veda e che oda la tua voce perché tutte le sofferenze e le ansie della giornata svaniscano per incanto.

Quanto mi sei caro, amore, per quel tuo quasi quotidiano scrivermi.

Ti amo di più ogni giorno per queste tue tenere parole, per le espressioni così vicine al cuore che tu sai dirmi e che in mille modi diversi e sempre più persuasive mi dicono del tuo affetto e di ciò che io sono per te.

Vivo nelle tue carezze che tu sai descrivermi con le più lievi delicatezze dei tuoi baci che sai dimostrare così ardenti d’amore.

Alle volte vivo di queste tue pene e ti sono accanto così strettamente fin quando qualcosa di estraneo non viene a turbare ed interrompere questi momenti così cari che io vorrei prolungare all’infinito.

Non so se ti restituirò alcune delle tue lettere; non credi che sia prudente distruggerle?

Rincresce a me, credilo, Sergio, ma io penso che tu a questa cosa non dia l’importanza che merita.

Ho timore, per tanti motivi. Tu forse ancora non arrivi a pensare alle cose più assurde che purtroppo potrebbero accadere.

Non so, se potrò darti questa sera questa mia.

Pensami sempre come io ti penso e ti sono vicina.

Ada

L’AMATO PERICOLOSO – Lettera n.4

ROMANZO EPISTOLARE

Mio caro,

il tuo biglietto, testimone del costante pensiero che hai per me, mi ha ridato la tranquillità che ero venuta a cercare dalle tue parole e son tornata a casa felice.

Se tu mi hai vicino al cuore, amore!, sappi con certezza assoluta che il mio pensiero non ti lascia un solo istante anche se questa doverosa lontananza può sembrarti alle volte indifferente.

Vorrei sempre esserti accanto e assaporare dalle tue labbra non solo i baci ma anche quelle tenere espressioni, tanto care, che solo un profondo affetto può farti nascere così spontaneo e persuasivo.

Comprendo, Tesoro, quanto sia per entrambi faticosa questa lotta intrapresa e so che l’hai voluta rendere più ardua facendomi partecipe della tua vita passata che io non credevo così libera.

Di questo pensiero io ne ho fatto quasi una malattia che mi divora l’anima con una tenacia senza limiti, perché ti amo tanto quanto una sola volta si può amare nella vita, e ti vorrei solo e sempre per me.

Ti avevo fatto dono di tutto ciò che ho al mondo, prima che tu mi dicessi tanto ed ora che sai quanto dolore mi hai cagionato, fa almeno che possa essere attenuato e che un giorno scompaia con la tua sognata redenzione.

Stamattina non ti ho lasciato lettere, ho distrutto ciò che scrissi durante la tua giornata di assenza perché erano espressioni di tristezza per la tua lontananza.

Vorrei spesso scriverti e lungamente per dirti ciò che ho nel cuore ma non ho la libertà di poterlo fare e ti prego di comprendermi.

A voce tante cose: Venerdì va tutto bene quanto dici, e spero che nulla ci ostacoli i nostri progetti.

Tua per sempre, Ada.

(Conservami le lettere perché ho l’idea che te le chiederò spesso)

Leggi frasi d’autore e trova il tuo libro preferito

La nostra vita è un’opera d’arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccio o no. Per viverla come esige l’arte della vita, dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare ( almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di à di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l’impossibile. E possiamo solo sperare – senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe – di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all’altezza della sfida.

L’arte della vita di Z.Bauman su #leggendome

L’AMATO PERICOLOSO – Lettera n.3

ROMANZO EPISTOLARE

Sergio mio,

sono qui ad attenderti mentre qualche volta ho formato il tuo numero inutilmente.

Mi chiamerai? Amore?

Lascio nel dubbio più straziante questa mia risposta perché per me essa vuol dire la vita.

Tesoro caro, so di amarti ancora di più, ora nel dolore più atroce.

Stamani mi hai uccisa ma non così come io avrei voluto finire la vita realmente dalle tue mani.

Che importa ormai vivere se dalla bocca della persona amata oltre la vita non c’è stato che offese e disprezzo?

Fa, amore, che solo la bocca le abbia pronunciate ma il cuore non le abbia ascoltate.

Sergio mio, ho la vita troncata da stamattina e so di non poter resistere così.

Ti amo, tesoro mio, e ti prego nell’umiltà più pietosa di non togliermi questo affetto a cui mi son legata così profondamente, sento ormai di non poterne fare a meno, e so che vivere senza di esso è cosa inutile per me.

Senza di esso la mia colpa trascende sulle spalle, colpe che tu con i tuoi sentimenti e le tue più care espressioni hai sempre cancellato nel mio animo.

Ora no, è vivo e sono ore disperate che io trascorro nell’attesa.

So, Tesoro, che sto elemosinando il tuo affetto così come un povero può elemosinare un tozzo di pane, e per me ha lo stesso valore, perché è il sostentamento unico di questa mia giornata e non ho orgoglio né vanità che mi fermi.

Mi amerai, amore, tesoro, così tanto come me ne hai voluto fino ad oggi, non per pietà ma per devozione ed affetto supremo.

Sergio caro, vorrei averti qui perché tu possa leggere  la mia disperazione. Dimmi, mi amerai ancora?

Ancora tanto senza nessuna ombra o vorrai che io finisca così, nel tuo amore negato, questa vita vuota senza di te?

Son pronta a tutto ormai e nulla di spaventoso mi da timore, ma forse sollievo se penso di continuare una vita sola e senza il tuo appoggio e la tua comprensione.

Sergio, ti prego, credimi ancora, non ho colpa alcuna che possa farmi arrossire prima di te, è per questo che voglio il tuo amore puro, senza ombre. Voglio il tuo animo per affiancarlo al mio nell’attesa straziante che anche il mio corpo possa quanto prima sostenersi con il tuo.

Nulla potrà mai allontanarti da me. Troppo ti amo, troppo mi sei necessario, amore, troppo la mia vita è ormai legata alla tua e, per difendere questo affetto, sono pronta a sacrificare per esso tutti gli altri che ho.

Sono dure le parole che ho ascoltato oggi dalle tue labbra, labbra che avrei voluto suggellare coi baci della pace e della serenità.

Sergio, in virtù del bene che hai nutrito fino ad ora per me, rimetti quelle parole perché siamo uniti in un modo indissolubile e fa che da questo atto io possa riprendere vita e fiducia.

Torna a me la catenina affinché io possa legarla ancora sana sul tuo collo, fiduciosa che quella Madonnina, che tante volte mi hai fatto fremere vedendola serrata tra le tue labbra, mi aiuti e mi conceda quel Sergio tanto caro che nessuna cosa al mondo potrà mai cancellare dal mio cuore.

Sergio, sono le due e già dieci volte ho formato il tuo numero.

Sono disperata nell’attesa che non vorrei mi fosse fatale.

Amore mio, non puoi distruggere per nulla le nostre ore care vissute insieme e tutto ciò che ci ha tenuto tanto uniti per ben sette mesi, per una parola banale.

Ho giurato a Dio di non farti alcun torto, mai in virtù di tutto il bene che hai saputo dare al mio cuore e non potevo credere che per parole senza senso ora potessi soffrire così intensamente.

Sergio mio, non son più capace di scriverti; ho un nervoso che mi spinge solo a formare il tuo numero e sento con strazio che suona ripetutamente a vuoto per me.

L’attesa è spasmodica e mi sfibra.

Non posso continuare a scriverti perché solo la tua voce potrà calmare il mio stato.

Sergio, ti amerò sempre tanto. Se tu non vorrai darmi il conforto necessario andrò a cercarlo tra le braccia di chi ti mise al mondo e se anche lei sarà aspra come te è inutile che io continui questa vita infelice ormai.

Ada per sempre.

Insieme per riprenderci le nostre vite

L’uomo e l’ancora della filosofia

L’uomo moderno o, chiamatelo, l’uomo di oggi è pervaso da un sentimento di smarrimento a causa di una società economica che non lo consiera più come “il protagonista” del mondo meccanizzato, bensì “un oggetto”: una macchina al pari di quelle industriali finalizzata a promuoverne lo sviluppo e la crescita.

Un concetto tutto racchiuso nel tweet shock del Governatore della Liguria Giovanni Toti riguardo la tragica situazione nazionale sul Coronavirus : «Per quanto ci addolori ogni singola vittima del #Covid19, dobbiamo tenere conto di questo dato: solo ieri tra i 25 decessi della #Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese».

Una vera e propria meccanizzazione dell’uomo. Un abuso e uno sfruttamento dei corpi racchiusi in una società di egoismo e isolamento che il Covid mette allo scoperto senza vergogna: ci siamo isolati, allontanati e nascosti dietro uno schermo per far sentire la nostra voce. Ci siamo segregati nel nostro io rifiutando il rapporto con l’Altro, necessario per conoscere noi stessi e rispettarci in una veste di responsabilità sociale.

Forse oggi, in questo mondo di solitudine e privo di prospettive, la nostra “ancora di salvezza” potrebbe essere la filosofia, la quale venne gradualmente allontanata dall’uomo con la perdita del lato spirituale di quest’ultimo a causa dell’avvento delle scienze e quindi della ragione strumentale.

Quella filosofia che ha la grande responsabilità di formare il pensiero e la cultura attraverso il richiamo perenne alla ricerca del vero deve, oggi, recuperare la sua vocazione originaria.

Oggi sembra che una vita degna di essere vissuta non possa riposare su alcun elemento di stabilità. Tuttavia ogni uomo esige un fondamneto; per concepire se stesso, non può accontentarsi di vivere nell’effimero. Importante è l’interrogativo sul vero senso dell’esistenza.

Il vero senso dell’esistenza, il suo fondamento, si trova non si costruisce. Si tratta di una ricerca di ciò che, pur nascosto, è di fronte a me, al di fuori di me, comunque io mi ponga rispetto ad esso. Per trovare il fondamento della mia vita io devo uscire da me stesso e andare incontro all’Altro, perchè è in questa intenzione che io troverò anche, o perderò, me stesso nell’eterna reciprocità mimetica con il mio Altro.

Una ricerca che conduce al “ritrovamento” di ciò che è il vero, il bene, il bello nella realtà; in sintesi alla felicità.

Se tale ricerca fosse soggettiva, varrebbe per il singolo e con ciò si andrebbe contro l’Altro. Ritorneremo ad un titanismo individuale e ad una lotta di tutti contro tutti. Ritorneremo ad uno stato di menefreghismo ed egoismo, ossia ai capisaldi della nostra epoca.

Solo insieme possiamo essere più forti.

#babyartsocial

Saviani Eleonora G.

L’AMATO PERICOLOSO – Lettera n.2

ROMANZO EPISTOLARE

Sergio caro, mio unico bene,

quel che ieri ho implorato dal Signore, subito dopo aver chiuso alle tue spalle la porta che faceva crollare in un attimo tutti i sogni più cari custoditi, alimentati per intere giornate, era questo: “Fa, Signore, che io non lo ami così tanto, tu che ci proibisci ogni gioia di vederci, metti un limite a questo affetto perché il dolore che mi procura, non ha confini. Ho quest’uomo nel sangue, nella mente, nel cuore, ed in tutti i miei pensieri da quando i miei occhi si schiudono al mattino nella speranza di vederlo fin quando alla sera, stanchi e sgomenti, dopo aver invano cercato e chiamato affannosamente”.

Sergio caro, ascolta queste parole che io ti dico con il cuore in mano e con il pianto nella gola giacché, solo in questo momento, ormai trova refrigerio il mio animo afflitto per la tua lontananza: non credevo di amarti così tanto ma solo che con il mio carattere deciso, in questo modo, sarei stata capace un giorno di amare l’uomo della mia vita.

Se solo tu credi che questo mio affetto può farti felice e colmare il vuoto del tuo animo volto finora all’indifferenza, accettalo con i suoi sacrifici e le sue estreme rinunce, ma non torturarmi di continuo ripetendomi che hai altre donne che ti cercano e a cui tu piaci e che per me rifiuti.

Non posso vivere nel saperti di continuo in queste situazioni e nel timore di poterti dividere con loro senza che io lo sappia.

Non mi hai forse tu proibito di sfiorare con il solo sguardo persone che tu credi possano trovare interesse nella mia persona ed allora perché non vuoi che eguali pretese le esiga io?

Se pari è l’affetto che ci lega, non dobbiamo avere gli stessi diritti l’uno per l’altro? Non addolorarmi allora con l’idea di queste donne che alimentano di continuo il fuoco della mia gelosia! Non mi consuma già abbastanza forse il sapere che in ogni momento che vuoi soddisfare le tue brame hai la persona a cui rivolgerti di dovere?

Ed io che vivo nel tuo respiro e che per la paura sola di perderti ho capito fino a che punto dovevo sacrificarmi e che per questo ho fatto del mio animo l’albero del peccato. Io non posso avere alcun diritto, nulla mi è permesso, né vederti, né parlarti ma solo consumarmi nel dolore quando ti vedo stanco e addolorato, e non posso osare chiederti cos’hai e confortarti se hai bisogno.

È forse un vivere questo?

Eppure, tesoro, l’ho accettato felice di dividerlo con te, solo con te, perché non ci sarà per me altro uomo che non sia Sergio.

Son due giorni ancora che prendo calmanti per le frequenti pulsazioni che mi dicono che sono agitata e mi procurano uno strano nervosismo e solo con essi riesco a calmare. Preferisco così e non seguire i tuoi consigli mentre te ne faccio rimprovero per avermeli dati.

Amore, per me non esiste necessità se non da dividere con la persona amata.

Questa nostra diversità nel pensare mi pone il dubbio che tu non mi ami con eguale forza.

È vero che per te, gradino per gradino, ho salito la scala dell’indifferenza con la persona che ho accanto e, credi pure, che da questa non si potrà mai risalire ma solo sprofondare in un baratro senza fondo.

E questo forse sarà la fine, il salto che faccio con la mia mano stretta nella tua.

Per me, amore, non esiste amplesso se non nella fusione più intima dello spirito e della materia e solo da questa comunione di affetto si può avere un solo animo e due cuori.

Non desidero quindi la persona che tu vuoi ed i giorni, che passano nella comune indifferenza, non sono così tanti che spesso diventano un mese e non ricordo date.

Amore mio, cosa mi resterebbe se un giorno mi mancassi tu?

Non lasciarmi mai, tesoro, e sia per me certezza il sostegno di queste giornate di terribile attesa.

So che il presente ci nega ogni grazia ma l’avvenire ci prospetta una casa ridente di affetto e di sole, cerchiamo di essere coraggiosi, amore, evitando qualunque cosa che possa comprometterci in modo pericoloso.

Alle volte sono impulsiva, come ieri ad esempio, e ti sono grata per la prudenza che tu hai usato in cambio di tanta leggerezza da parte mia.

Alle volte non riesco proprio a controllarmi sempre per colpa di questa maledetta gelosia che mi morde il cuore se non ti vedo e non so dove passi le serate.

Come hai potuto vedermi allegra ieri sera?

Sono contenta di esserti apparsa così e di riuscire qualche volta a salvare le apparenza mentre il cuore mi spasima terribilmente.

Cosa posso dirti per Latina, Amore?

Cosa consigliarti? Non so neanche io come potrò trovare pretesto per muovermi.

Spesso resto le ore a pensare il modo migliore per poterci vedere, stare insieme, solamente pochi minuti ma mi esaurisco senza trovare una risoluzione possibile e rendendomi sempre più ragione che siamo legati come prigionieri.

Quante volte non sarei tentata di prendere la strada del tuo studio, quante volte m’è parso impossibile poterne fare a meno, anche di vederti un solo momento.

Eppure riesco a vincermi e aspetto sempre.

Ada

Il mondo nichilista del Covid = angoscia, incertezza, inadeguatezza

L’uomo postmoderno si è emancipato, congedato e liberato dai vecchi ordini e dalle vecchie metafisiche, ma, allo stesso tempo, ha anche iniziato a impegnarsi in un tentativo disincantato di ricerca e costruzione di nuove, parziali e locali verità. Ogni tentativo umano di orientamento attraverso la costruzione di norme d’azione è sempre e comunque “disincanto” perché l’essere umano sa che non potrà mai più auspicare alla messa a punto di metafisiche universali in un mondo in cui Dio è morto. L’uomo postmoderno è più libero, ma certamente anche più solo nella ricerca di un senso di sé, del mondo, dell’altro che non sarà mai assolutamente dato. Nel mondo moderno non c’è più un “vero ultimo”. Pertanto un disincanto come nichilismo, relativismo, le cui conseguenze sono “incertezza, angoscia e inadeguatezza” o meglio, incapacità di movimento in un mondo “liquido” dove tutto sorge per poi dissolversi nell’atto del suo stesso apparire.

Il concetto di “angoscia” si confonde facilmente con quello di “paura” e i loro contorni non sempre sono bene identificabili. Entrambi hanno alla base la sensazione e la certezza di non essere in grado di opporre una resistenza, idonea, alla difesa da ciò che appare come una minaccia. Si tratta di una sensazione vissuta come attentato alla propria entità che insorge in seguito alla perdita di cose e beni ai quali siamo attaccati in modo possessivo, e determinanti la nostra condotta di vita. L’angoscia morale è proprio quella in cui la persona è sofferente perché teme il suo degrado morale o addirittura la totale perdizione attraverso la morte di quelle tante certezze, prima metafisiche della tradizione, e poi razionali dell’età moderna. L’angoscia è il sentimento della “possibilità”. La possibilità non è mai assoluta, ma sempre relativa. Di conseguenza, neppure esiste un’impossibilità assoluta. Quindi “nulla è certo”, e stando così le cose sarà “l’incertezza” a dominare l’essenza dell’io contemporaneo: Il nome del terrore era l’incertezza, l’incapacità cioè di comprendere ciò che accadeva e il non sapere come continuare. La paura dell’ignoto si era diffusa liberamente non appena le strette maglie della rete di protezione fornita dalla comunità erano state strappate¹.  Certezza e trasparenza erano presentate come il “progetto” della modernità. Le istituzioni della modernità erano fabbriche dell’ordine e della certezza. Si trattasse di scuole, ospedali, eserciti, il loro ruolo era definire l’idoneità sociale degli individui e, in caso di inidoneità, doveva provvedere a isolare tali individui in apposite istituzioni totalitarie (manicomi, prigioni, ecc).

Nel tempo della postmodernità non esistono più istituzioni simili o, perlomeno, quelle esistenti sono attraversate da mortali metastasi. Tra le conseguenze del venir meno delle figure del sovraintendente, del capo, dell’insegnante (classiche figure dell’ordine moderno), la più importante riguarda il fatto che con loro sparisce anche la loro capacità di liberare dal peso della responsabilità. Se spariscono le fabbriche ed i sacerdoti dell’ordine ognuno è responsabile di se stesso, delle sue azioni. Ogni individuo diventa “controllore di se stesso”. Tutti diventano “liberi prigionieri”. Quindi lo spettro dell’incertezza era stato esorcizzato attraverso una rigida regolamentazione. La certezza era restaurata dal di fuori, da forze esterne all’individuo. In questo senso, il rimedio moderno per l’incertezza si riassume in una limitazione del dominio della scelta in ambito pratico, pragmatico. Ma quando gli uomini, furono liberati dalle pressioni moderne che spingevano all’uniformità, la paura dell’incertezza prese piede.

La paura, ora destinata a sussistere, diventava ancora più profonda e spaventosa di prima -precedentemente una paura dovuta alla “morte di Dio”- poiché doveva essere affrontata apertamente. La condizione dell’identità individuale appare insopportabile, dal momento che i meccanismi di “ristrutturazione” perdono la loro forza normativa o semplicemente non ci sono più. Così la paura dell’incertezza o angoscia esistenziale direi, non più mitigata, si mostra alle sue vittime in tutta la sua durezza. La sua forte pressione ricade sugli individui senza alcuna mediazione e deve essere respinta o neutralizzata solo dall’azione del singolo. L’incertezza deve ora essere vinta con i propri mezzi; l’insufficienza di spiegazioni e di rimedi esterni deve essere compensata da quelli costruiti in propri. Ma a questo punto, l’impossibilità di portare a termine il processo di autoformazione, genera la paura dell’inadeguatezza, un nuovo timore angosciante. Inadeguatezza che significa: incapacità di acquisire la forma e l’immagine desiderate, difficoltà di rimanere sempre in movimento. Difficoltà a mantenersi sempre flessibili e pronti ad assumere modelli di comportamento differenti, ossia di essere allo stesso tempo argilla plasmabile e abile scultore[…] gli attrezzi per scolpire sono reperibili nel mondo sociale come pure gli schemi e i modelli già definiti per guidare la modellatura; ma la responsabilità a portare a termine il lavoro ricade interamente sulle spalle dello scultore². Una responsabilità che genera l’incombenza di mantenersi sempre idonei e pronti ad assumere nuovi impegni. Quindi incertezza, angoscia e inadeguatezza come conseguenze di un relativismo valoriale che costringe l’individuo, ora senza giuda, a badare alla propria autoformazione. Ora gli individui sono liberi ma liberi nella propria prigione. Una prigione che essendo “propria” è diversa per ciascun individuo e dunque solipsista e intollerante. Nel mondo postmoderno mai si avrà libertà senza incertezza, e viceversa.

¹Z. Bauman, la società dell’incertezza, il Mulino, Bologna, 1999, p.101

²Z. Bauman, la società dell’incertezza, il Mulino, Bologna, 1999, p.108

SAVIANI ELEONORA GIULIA

L’AMATO PERICOLOSO – Lettera n.1

ROMANZO EPISTOLARE

… nell’interpretazione

dei destini e della valutazione

delle forze spirituali.

Sergio caro,

ti sono grata per le tue parole affettuose che non mi mancano mai nei momenti buoni ed in quelli cattivi; esse sono la mia vita ed il mio sollievo al mio animo spesso così rattristato.

Ho passato veramente delle ore tristi, ma, appoggiata al tuo affetto, ogni cosa ha perduto la sua gravità.

Mi preoccupo solo ed infinitamente per qualunque complicazione dovesse succedere e che venisse oltre che a danno del nostro amore, di te stesso, Sergio. Tu mi sei più caro di ogni cosa al mondo ed a qualunque costo non debbo perderti.

So quanto ti amo e se mi soffermo col pensiero di cosa sarebbe la mia vita se tu, per qualunque causa, mi venissi a mancare, provo tanto dolore che questo mi dà la certezza che non varrebbe la pena che senza di te io seguitassi a vivere.

So quanto ti amo e che ti amerò sempre di più perché, standoti vicino, ogni volta scopro delle virtù così nobili nel tuo cuore che mi avvicinano sempre di più a te e che formano quel tesoro spirituale che ho sempre desiderato nella persona cara con cui avrei diviso la mia esistenza. Questo, Tesoro mio, è racchiuso in te ed io non potrò mai separarmi da te.

È vero che è insopportabile dover vivere lontano e per di più doverci controllare in quei momenti che siamo vicini e che spesso abbiamo desiderato l’uno per l’altro nell’intimità del nostro affetto.

Vedo che tu sei più bravo di me nel saperti controllare ed io ne sono felice, anche se spesso questo mi costa il sacrificio di star lontani senza che il tuo braccio sfiori il mio per sentire, da quel muto linguaggio, la più belle parole per il cuore.

Quanto sei caro, Sergio, in tutte le premure di cui spesso mi circondi e di quelle che leggo nei tuoi occhi e che vorresti avere per me ma che devi, per forza maggiore, trattenere!

Dimmi: come potrei non amarti per tanta tenerezza di affetto che finora mi era mancata? Godo di tutto il bene che hai portato al mio cuore e spesso assaporo anche con cattiva dolcezza la tua gelosia perché in essa scopro la prova più grande del tuo affetto.

Amore, non vivo che per te e per quelle e care parole che vorrei sempre ascoltare dalle tue labbra con la mia mano stretta nelle tue.

Grazie per avermi compresa ieri quando, in quegli attimi tremendi, il tuo pensiero fu un oasi di salvezza, seguito dall’immensa necessità di averti vicino in quell’appoggio di comprensione che solo tu potevi darmi.

Or sembra tutto più calmo, ma tante umiliazioni sono state ingiuste e le ho ancora qui nel cuore come tante spine dolorose che pungono continuamente.

Se c’è stato qualche attimo di cecità, frutto solo di cattiva compagnia, ora vedo, e nelle pupille è solo il tuo volto che si rispecchia, e questo mi fa dimenticare ogni cosa che non ha mai avuto valore per me.

Ada tua.

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