Il social food – Una dinamite ludica tra social e food

Mangiare è da sempre un momento di raccolta. Le persone si ritrovano a tavola per scambiare i propri pensieri, i momenti trascorsi, della giornata o futuri di fonte a gustose pietanze che rendono ancor più magico il momento. Mangiare è insomma un momento di dialogo.

Una natura conviviale quella del mangiare che ha concesso agli smartphone di trovare un terreno fertile su cui aderire cambiando in modo notevole il Galateo. Se mangiare è relazione e condivisione, inevitabilmente la medesima natura dei social media non poteva non influenzare le nostre abitudini culinarie, non trovi?

Se fino a qualche anno fa tenere il cellulare a tavola, giocare con le suonerie e le varie applicazioni o rispondere ad una chiamata, era assolutamente vietato e considerato un gesto da maleducati e asociali, oggi il panorama è assolutamente diverso. Sempre più spesso vediamo bambini concentrati sulle seggiole nella dimensione virtuale del loro video-game e adulti che chattano e interagiscono anche tra loro stessi attraverso il proprio smartphone. Tutto questo senza che nessuno si lamenti o giudichi l’altro come un maleducato o un asociale. Il tutto all’insegna della più completa normalità e naturalezza.

Molti di noi, e sfido chiunque a negarlo, pranzano e cenano con il computer, il tablet o con lo smartphone. C’è chi chatta o posta su Facebook, chi scrive tweet, e chi condivide foto su Instagram, e molto spesso di quello che si sta mangiando. Grazie ai social media si è costruita intorno alla cucina una cultura fatta di immagini per riscoprire luoghi e sapori, portando alla rivalutazione di antiche tradizioni e all’emergere di nuove tendenze alimentari come la cucina crudista, vegana, vegetariana e tante altre.

Siamo di fronte ad una nuova era della comunicazione del cibo. Siamo di fronte al social food o share & food, un nuovo modo compulsivo e immediato di fare cucina. Se prima il senso del gusto veniva attivato non solo dalla vista ma anche dall’odore e dal tatto, oggi è la vista a fare da padrona: Il cibo, per avere successo, non deve solamente essere bello da vedere e buono da mangiare, ma ha bisogno di un adeguato messaggio pubblicitario, che risulta vincente nel momento in cui riesce a uscire dalla dimensione tecnica del mangiare, per coinvolgere l’emotività, gli affetti e i sentimenti dei consumatori.

Attorno a questo fenomeno del social food sono nate diverse piattaforme che sicuramente già conoscerai. Per fare dei nomi, ricordi Fuudly? Una piattaforma dedicata a lezioni, video di ricette gratuite e a pagamento, di cuochi famosi o di ragazzi; Gnammo, la prima piattaforma italiana dedicata al social eating e home restaurant, che offre a tutti la possibilità di organizzare pranzi, cene ed eventi in casa propria o in qualsiasi location privata, permettendo al pubblico di mettere alla prova la propria bravura ai fornelli. E ancora Foodspotting, dove ogni piatto può essere fotografato, geolocalizzato e votato.

D’altra parte la mania di fotografare tutto ti avrà suggerito Instagram, il social più usato per condividere immagini. A riguardo conoscerai l’hashtag mondiale #foodporn dove ciò che conta è la componente sinestesica dell’immagine. Un hashtag che, contrariamente da ciò che il nome suggerisce, non descrive una pratica sessuale, bensì una pietanza come ad esempio un bel piatto di pasta al pomodoro.

Grazie a questo fenomeno siamo finalmente diventati tutti giudici come i protagonisti di Master Chef, cuochi come Benedetta Parodi di Cotto e Mangiato o cuochi di Giallo Zafferano. E forse è anche questo uno dei motivi che rende ambito il social food. Te non ha mai desiderato di mostrarti pubblicamente mentre cucini, dando consigli  su pietanze che oggi YouTube o altri canali social ti consentono di fare? E il tutto in una dimensione che fuoriesce da qualsiasi forma di pagamento che la rende ancor più allettante, non credi?

Se prima bisognava comprarsi un ricettario o aspettare l’uscita di un giornale di cucina per essere informati su ricette o tendenze culinarie, oggi i tablet e i social media li hanno sostituiti. YouTube ha preso il posto della mamma o della nonna che ci spiega come preparare un piatto e blog di cucina ci raccontano cibi particolari con immagini e commenti.

Per quanto questo rapporto virtuale con il cibo e concreto de facto solo nelle nostre mura domestiche può sembrare negativo per alcuni, sociologi ed esperti di comunicazione ne sottolineano gli aspetti positivi sulle nostre abitudini alimentari.

Grazie al social food infatti è aumentato il nostro grado di attenzione verso “ciò che si mangia” costringendoci ad informarci, a scovare consigli, a raccogliere informazioni per imparare a mangiare sano. Entriamo sempre più in sintonia con le micro-tendenze nella cultura alimentare, come ad esempio il minor utilizzo dell’olio di palma in favore dell’olio d’oliva.

Ma stai attento. Non tutto ciò che gira on-line è vero!! Molte diete lanciate come sane sono delle potenziali dinamiti per l’essere umano.

L’ossessione per la cucina e per gli stili alimentari si è diffusa in una società dove, paradossalmente, la maggior parte delle persone è costantemente a dieta. Le stesse contraddizioni trovano ampio spazio sui social media, invasi da un lato da foto di esperienze culinarie e video di cucina e dall’altro da molteplici comunità di dimagrimento.

#babyartsocial #socialsavians

Saviani Eleonora Giulia, 16/12/2016

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