L’AMATO PERICOLOSO – Lettera n.5

ROMANZO EPISTOLARE

Sergio caro,

non posso farti mancare le mie affettuosità, le mie pene ed il mio costante pensiero in questi giorni che per un motivo o l’altro non riesco a godere di quella tranquillità in cui tanto inutilmente mi adopero di portarti.

Ancora una volta, ieri, mi sono rimproverata per averti procurato un dispiacere; ma vedi amore, ciò che riguarda me devi apprenderlo dalle mie stesse labbra quando è possibile, ma non con risentimento o per darmene colpa, ma per consigliarmi e prodigarci insieme per risolvere ciò che ci sta tanto a cuore.

Vedo in te un carattere deciso, è vero, e ti comprendo perché in te ritrovo me stessa e mi rispecchio in tutte le forme di esternare il buono e il cattivo: ma cosa vuoi fare Sergio?

Vorrei distruggere tutto in un eccesso di rabbia.

Cerca di ragionare con calma e di comprendere che il nostro modo di comportarci è difficilissimo e merita tutta la nostra attenzione.

Fa pure con la persona che credi possa offendere il mio nome ciò che credi necessario di fare, ma abbi tanta prudenza e fa che dalle tue parole impulsive non trapassi nulla di compromettente per noi.

Mi affido al tuo buonsenso e spero mi darai ragione di quanto ti ho detto.

Ed ora, amore, che dirti per ciò che riguarda il tuo stato d’animo in questi giorni così eccitato?

Anch’io vivo i tuoi stessi momenti, le stesse pene e me ne addoloro non meno di te, ma che fare?

Non voglio avvilirmi perché son sicura che in questo contagerei anche te, ma dimmi: così si può ancora tentare?

Farò ciò che tu dici e che reputi prudente: vuoi che venga da te quando tu lo credi per qualche momento?

Saperti così agitato per me è una pena enorme e ti giuro, Sergio mio, che se non mi legasse a te questo vincolo indistruttibile per non vederti soffrire direi: Sergio, se tu lo credi necessario torna alle tue abitudini, vedo che non resisti più, è una tortura vederti così.

Credevi che rinunciare fosse cosa da poco? Ed invece vedi quanti sacrifici?

Vedi quant’è dura questa attesa continua?

Quante giornate vissute in un solo desiderio ci portava alla sera sfiniti e depressi con la sola vaga speranza nella giornata che segue?

Ma vale forse la pena di vivere così?

Torna alle tue ragioni che, sebbene respinte, tornano di continuo a tentarti. Vedi quanto è tutto facile con loro ed allora perché soffrire così!

Sergio mio!, è atroce ciò che dico con le parole, scusami in questo delirio dello spirito.

So che udirai tanto dalla mia voce perché se non ci sarai più tu per me ci sarà solo pianto e disperazione per ciò che è passato come il vento e per ciò che mi hai, per affetto infinito, donato.

Sarà sempre così per noi, eppure il Signore Misericordioso avrà pietà delle nostre anime e ci concederà in questa vita qualche ora di felicità!

Sii prudente Sergio, ti prego!

Vedo ormai che sono diventata più brava di te nel sapermi contenere, perché spesso riesco ad intuire alcunché di timoroso nei tuoi riguardi, ed allora son qui a pregarti (vedi, Sergio, son sempre nuovi sacrifici!) di fare in modo che nulla sopraggiunga a distruggere questa amicizia unica, ancora di salvezza per noi.

Perdonami, amore, vorrei sempre vederti, sempre parlarti e spesso, sebbene mi propongo di non uscire, per i soliti motivi che tu sai; eppure ad una certa ora non resisto più ed il mio desiderio di vederti e cercare , dovunque tu sia, è più forte di me, e basta solo che io ti veda e che oda la tua voce perché tutte le sofferenze e le ansie della giornata svaniscano per incanto.

Quanto mi sei caro, amore, per quel tuo quasi quotidiano scrivermi.

Ti amo di più ogni giorno per queste tue tenere parole, per le espressioni così vicine al cuore che tu sai dirmi e che in mille modi diversi e sempre più persuasive mi dicono del tuo affetto e di ciò che io sono per te.

Vivo nelle tue carezze che tu sai descrivermi con le più lievi delicatezze dei tuoi baci che sai dimostrare così ardenti d’amore.

Alle volte vivo di queste tue pene e ti sono accanto così strettamente fin quando qualcosa di estraneo non viene a turbare ed interrompere questi momenti così cari che io vorrei prolungare all’infinito.

Non so se ti restituirò alcune delle tue lettere; non credi che sia prudente distruggerle?

Rincresce a me, credilo, Sergio, ma io penso che tu a questa cosa non dia l’importanza che merita.

Ho timore, per tanti motivi. Tu forse ancora non arrivi a pensare alle cose più assurde che purtroppo potrebbero accadere.

Non so, se potrò darti questa sera questa mia.

Pensami sempre come io ti penso e ti sono vicina.

Ada

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